Si è svolto oggi 20 marzo, in un’atmosfera di profonda partecipazione e solennità, il convegno “La Memoria Dimenticata”, evento celebrativo dell’80° anniversario dello scioglimento del campo di prigionia Sant’Andrea di Taranto.
L’iniziativa ha rappresentato il culmine di un intenso percorso didattico sostenuto dai fondi PNRR, trasformando l’Aula Magna in un luogo di riflessione collettiva capace di intrecciare il rigore della ricerca storica con una forte carica emotiva.
Protagonisti assoluti della mattinata sono stati gli studenti del triennio, che hanno presentato con orgoglio i frutti del loro lavoro, dimostrando come lo studio delle radici locali possa trasformarsi in un potente strumento di crescita civile e consapevolezza.
Il successo di questo appuntamento è il risultato di una sinergia preziosa che ha visto la guida attenta delle prof.sse De Marco e Donatelli nell’analisi delle fonti, il supporto scientifico del Centro Studi e Ricerche “Campo Sant’Andrea” e la visione della Dirigente Scolastica, prof.ssa Scatigna, che ha sostenuto il progetto credendo fermamente nel suo valore educativo.
La giornata è stata ulteriormente nobilitata dalla partecipazione delle massime autorità civili, militari e religiose; un ringraziamento particolare va a Sua Eccellenza Mons. Ciro Miniero, la cui presenza ha conferito un valore spirituale e solenne all’evento, richiamando l’attenzione sulla centralità della dignità umana anche nei periodi più bui della nostra storia.
Nel corso degli interventi, le autorità hanno lodato l’iniziativa definendola un modello d’eccellenza di “scuola aperta al territorio”, auspicando che questo format di ricerca possa essere esteso ad altri istituti della provincia affinché la vicenda del Campo S diventi patrimonio condiviso di tutte le nuove generazioni. Particolare interesse ha destato l’esposizione del plastico realizzato dagli studenti: una fedele ricostruzione fisica che ha permesso ai presenti di visualizzare la realtà quotidiana dei circa 20.000 prigionieri che transitarono da Taranto tra il 1944 e il 1946.
Questa grande partecipazione di docenti, associazioni e cittadini conferma che ricordare non è un semplice esercizio di stile, ma un atto di responsabilità collettiva. Significa comprendere le ferite del passato per costruire un futuro più umano, giusto e consapevole, dimostrando che la memoria storica, quando coltivata con passione, è capace di unire l’intera comunità in un abbraccio ideale.
Continuiamo insieme a coltivare la memoria.





















































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